
“Rosse Rosse”—un superlativo che evoca un'estrema intensità cromatica—pone il sangue mestruale al centro dello sguardo. Mentre il sangue attraversa la cultura visiva—dall’iconografia religiosa al cinema—quello mestruale rimane largamente assente, celato dal pudore, dal tabù e da un disagio ereditato. Questa assenza riflette una storia della rappresentazione plasmata da strutture patriarcali e dal silenzio culturale. In composizioni al tempo stesso messe in scena e intime, le qualità materiali del sangue mestruale vengono isolate e amplificate: densità, lucentezza, fluidità, intensità cromatica. Spogliato di eufemismi e metafore, appare per ciò che è: materia. Presenza. Traccia. Il contatto ricorrente della pelle con il sangue—ordinario eppure destabilizzante—rivela la tensione tra familiarità e rifiuto. Le immagini non drammatizzano né abbelliscono. Invitano semplicemente a osservare, a sospendere lo sguardo e a reinterrogare le percezioni. Utilizzando il sangue mestruale come materia e soggetto, l’opera mette in luce qualcosa di intimo, organico, poco rappresentato eppure comunissimo. Qui, il sangue mestruale non è né spettacolo, né simbolo, né celebrazione. È realtà materiale: intima, ciclica, inevitabile. Il suo rosso insiste. Macchia. Permane.
3 opere
2019 - in corso